Amplificatore con cuffia

Filosofia costruttiva amplificatore e scelte progettuali


.. Ho deciso quindi di sfruttare la mia passione per l’elettronica autocostruita per realizzare il mio amplificatore per cuffie ideale, dalla decisione è trascorso un anno in prove, prototipi, selezione dei componenti e ascolti, il risultato a mio parere ottimo, è illustrato in queste pagine.
Non volendo omologarmi ai prodotti commerciali, ho scelto di eliminare tutte quelle caratteristiche che non ritenevo essenziali, concentrandomi invece su aspetti che un progetto amatoriale, libero dai vincoli del mercato, può permettersi.
Le scelte progettuali sono state chiare fin dall’inizio:

  • Nessun convertitore interno, per evitare vincoli sonori nell’abbinamento e qualsiasi forma di obsolescenza legata all’uscita di nuovi chip.
  • Costruzione completamente a componenti discreti (through-hole), per garantire una riparabilità semplice e una durata potenzialmente “eterna”.
  • Componentistica selezionata, proveniente esclusivamente da aziende di comprovata serietà.
  • Assenza totale di filtri di correzione audio, che nel tempo non mi hanno mai convinto e che spesso finiscono per velare il suono.
  • Alimentazione non switching, scelta fondamentale per evitare qualsiasi possibile degrado della qualità sonora.
  • Architettura della sezione finale Sziklai, preferita dopo il confronto diretto con un prototipo in configurazione Darlington classica.

Nota sull’alimentazione
La decisione di non utilizzare un alimentatore switching non è stata presa solo per i potenziali disturbi che questi possono introdurre in un apparato audio, aspetto ampiamente documentato da esperti in campo audio ben più competenti di me. Un altro fattore determinante è che questi alimentatori tendono a stressare maggiormente i condensatori, risultando più soggetti a degrado e guasti. Inoltre, anche quando di buona qualità (e non sarebbe stato semplice trovarli), non sono generalmente riparabili.
Il lato negativo di questa scelta è un costo più che raddoppiato della sezione di alimentazione. Per eliminare qualsiasi disturbo in ingresso dalla rete 220V è stato inoltre inserito un filtro EMI.
Un’altra particolarità è l’assenza di una stabilizzazione controreazionata: ho preferito una soluzione a basso rumore, basata su diodo Zener e transistor di potenza. La gestione dei picchi di corrente è affidata ai condensatori “serbatoio” montati direttamente sulla scheda di amplificazione: oltre 4.000 µF, mentre l’intera sezione di alimentazione arriva a quasi 15.000 µF complessivi.
Il trasformatore toroidale è dimensionato per fornire il doppio della potenza richiesta dalla scheda.

Costruzione ed estetica
Il contenitore è stato realizzato artigianalmente per contenere i costi (con tutte le inevitabili tolleranze del caso) e per ottenere un’estetica unica e fuori dagli schemi. È composto da un corpo centrale in alluminio quadro anodizzato nero da 120 mm, con pannelli frontali in plexiglass retroverniciato nero, accoppiati a contro-pannelli per il fissaggio degli interruttori. Tra pannelli e interruttori è inserita una lamina in rame, pensata per isolare l’elettronica da eventuali disturbi esterni.